Prime Esperienze
Evoluzione di un marito becco
GangbangBologna
27.05.2026 |
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"Vedere me che mi univo al gioco, che rompevo l'ultima barriera della mia timidezza per fondermi insieme a lei e all'ospite di turno, le dava una gioia immensa, una scarica di adrenalina che..."
Buonasera a tutti. Vi ringrazio di essere qui, in questa stanza, virtuale o reale che sia, ad ascoltare una storia che molti, là fuori, liquiderebbero con una smorfia di disgusto o con una risata nervosa. È facile giudicare le vite degli altri quando si resta confinati nel recinto rassicurante della normalità, di ciò che è "giusto", "canonico", "accettabile". Ma la verità, quella che si scopre solo quando si ha il coraggio di guardare dentro i propri abissi, è che l'amore e il desiderio non seguono binari retti. Sono fiumi in piena, deviano, scavano la roccia, creano nuove sponde dove prima c'era solo terra arida. Il mio nome è Giorgio. Accanto a me, idealmente, c'è Clizia, mia moglie, la mia compagna di vita, la donna che ha ridefinito il concetto stesso di possesso e di piacere nella mia esistenza. Oggi siamo una coppia di mezza età. Abbiamo i nostri ritmi, i nostri impegni, i segni del tempo che passa sul corpo e sul volto. Ma abbiamo soprattutto un bagaglio di esperienze che definire monumentale sarebbe un eufemismo. Se guardo indietro, al punto in cui tutto è iniziato, fatico quasi a riconoscere il Giorgio del 2005. Eppure, quel filo rosso che unisce l'uomo confuso di ventun anni fa all'uomo consapevole di oggi non si è mai spezzato. Perché sono qui a parlarvene? Non per esibizionismo, o almeno non solo per quello. Lo faccio perché credo che nel nostro percorso ci sia una forma di onestà brutale che manca in molti matrimoni apparentemente perfetti. Parliamo di una transizione, di una metamorfosi che ci ha portato a esplorare il mondo dello scambismo e delle terze parti, collezionando, nel corso degli anni, incontri con oltre duecento uomini diversi. Una cifra che a leggerla così, su un foglio, fa girare la testa. Ma dietro ogni singolo numero c'è una storia, un brivido, un frammento della nostra complicità. Voglio portarvi all'inizio di tutto. Voglio farvi sedere a quel tavolino di quel bar, nel 2005, quando eravamo ancora semplicemente due fidanzati con un futuro da scrivere e una routine sessuale che io, nella mia beata ingenuità, consideravo assolutamente perfetta.Era una sera come tante del 2005. Non c'erano ancora gli smartphone a catalizzare l'attenzione, ci si guardava negli occhi, si parlava. Eravamo fidanzati, l'ombra del matrimonio era un progetto all'orizzonte, e la nostra vita di coppia si era sempre mossa lungo i binari della tradizione più assoluta. Se qualcuno mi avesse chiesto, un'ora prima di quel momento, "Giorgio, come va la tua vita sessuale con Clizia?", avrei risposto senza esitare: "Bene, normale, siamo felici". Ecco, "normale". Quella parola che spesso usiamo come uno scudo per non ammettere che stiamo solo grattando la superficie. Eravamo seduti per un aperitivo. Clizia giocherellava con il gambo del bicchiere, lo sguardo stranamente fisso sul liquido ambrato. C'era un'elettricità diversa in lei quella sera, un misto di tensione e determinazione. Poi, con una naturalezza che mi raggelò il sangue nelle vene, sganciò la bomba: "Giorgio, voglio fare sesso con un terzo uomo. Voglio provare cosa si prova ad avere un altro uomo a letto, insieme a te, o davanti a te." Ricordo il rumore del bar che improvvisamente si azzerò, come se qualcuno avesse tolto l'audio alla realtà. La mia prima reazione biologica fu la sorpresa, unita a una fiammata di puro sconcerto. Pensai, letteralmente: Questa è diventata matta. Che cosa sta dicendo? Fino a quel momento la reputavo una richiesta impossibile, non credibile. La nostra vita intima, dal mio punto di vista, non mostrava crepe. Ma la verità era che io stavo misurando le cose con il mio metro, non con il suo. Io, da che ricordi, non sono mai stato un uomo dall'appetito sessuale vorace. Non ho mai avuto la necessità di avere rapporti frequenti o quotidiani; per me, nella dinamica di coppia, una volta ogni due settimane era più che sufficiente, era il mio standard. Ritenevo che quel ritmo bastasse a mantenere l'equilibrio. Clizia, invece, era ed è una donna profondamente diversa. Una donna calda, passionale, che ama il sesso nella sua accezione più fisica e travolgente. Prima di conoscere me, nel suo passato, si era data molto da fare. Aveva avuto una vita attiva, libre, comprese quelle amicizie "di solo sesso" che molti uomini faticano ad accettare nel passato della propria compagna. Eppure, da quando stavamo insieme, non aveva mai accennato a pulsioni trasgressive o a deviazioni dalla monogamia. Aveva represso, o semplicemente rimandato, quel vulcano che le premeva dentro.
Quella sera, di fronte alle mie espressioni smarrite, mi spiegò le sue ragioni con una lucidità disarmante. Non mi stava dicendo che non mi amava più. Mi stava dicendo che la mia attività "diradata" non era in grado di coprire i suoi bisogni costanti, ripetitivi, pressanti. Aveva bisogno di rapporti frequenti, di un'intensità che il mio corpo e la mia mente non sentivano l'esigenza di offrirle con quella regolarità. Inizialmente, lo confesso senza vergogna, ci sono stato male. Molto male. Il mio orgoglio di maschio tradizionale era stato ferito. Mi sentivo inadeguato, mancante, come se mi venisse consegnata una pagella con un'insufficienza grave nella materia più intima di tutte. Per qualche giorno ho camminato con un peso sul petto, rimuginando sulle sue parole, chiedendomi se il nostro destino fosse quello di lasciarci o di condannarci a un'infelicità reciproca. Poi, però, subentrò qualcos'altro. Il dolore iniziò a trasformarsi in curiosità. Invece di chiudermi nel silenzio o di imporre un divieto che avrebbe solo alimentato il risentimento, presi coraggio. Nel segreto della mia stanza, davanti allo schermo di un computer che allora si connetteva ancora con il rumore metallico del modem, iniziai a navigare in quel mare magnum che era il web dei primi anni Duemila. Cercavo risposte. Volevo capire se la mia condizione, la richiesta di mia moglie e la mia apparente "pigrizia" sessuale fossero un'anomalia totale o se ci fossero altri uomini nella mia stessa situazione. Fu così che, quasi per caso, mi imbattei in un portale che avrebbe cambiato per sempre la mia prospettiva: il sito della Moglie Offerta. Leggere le testimonianze su quelle pagine fu una rivelazione folgorante. C'erano comunità intere di mariti, fidanzati, compagni che non solo accettavano il desiderio delle proprie donne di andare con altri, ma che ne traevano un godimento supremo. Fu in quel preciso momento che dentro di me scattò un clic, un cortocircuito psicologico ed emotivo. Compresi ben presto che l'idea di essere "becco"—una parola che la società usa come insulto supremo—a me, in realtà, piaceva. E mi piaceva da morire. Trovai in quel concetto un ruolo ben definito, una collocazione precisa nella geometria del nostro rapporto. Non ero più il partner inadeguato che non riusciva a soddisfare la propria donna; ero il regista, l'architetto di un piacere più grande. Oltre ad accontentare lei, colmando quella lacuna fisica che io non poteva e non voleva colmare con la frequenza richiesta, scoprii che l'idea stessa di vedere Clizia tra le braccia di un altro uomo mi provocava un'eccitazione cerebrale mai provata prima.
C'era però un elemento sotterraneo, una pulsione ancora più segreta nel mio io profondo, che in quel periodo del 2005 ignoravo quasi del tutto. Nel corso degli anni, quel terreno avrebbe fatto maturare la consapevolezza del mio essere bisessuale. Ma allora, in quei mesi di esplorazione virtuale, quella spinta era ancora latente, sepolta sotto strati di condizionamenti. Ero sul sito solo ed esclusivamente per operare per la mia donna, per trovare il pezzo mancante del puzzle. Il desiderio di vederla posseduta da un altro cresceva di giorno in giorno, diventando un chiodo fisso, un pensiero stupendo e tormentoso che accompagnava le mie giornate. Non volevo più solo parlarne o fantasticare al buio della nostra camera. Volevo la realtà. E l'occasione perfetta non tardò a manifestarsi. Decidemmo di organizzare una vacanza in Liguria, precisamente a Imperia. Quello non sarebbe stato un viaggio di solo relax; nei miei piani, e nei pensieri sempre più infuocati di Clizia, doveva essere il nostro battesimo del fuoco. Prima di partire, sfruttando i contatti nati sulla rete, avevo agganciato un uomo del luogo. Era un "singolo", come si diceva in gergo, un maschio selezionato per la sua prestanza e per la sua totale disponibilità a stare al gioco di una coppia che si affacciava per la prima volta in quel mondo. Io ero letteralmente elettrizzato al solo pensiero. La cosa ironica, se ci ripenso, è che tutta questa giostra era stata generata quasi per caso, da una mia presunta mancanza, da un deficit di frequenza nei nostri rapporti. Eppure, quella che doveva essere una toppa si era trasformata nel motore di un'avventura straordinaria. A quel tempo, lo ammetto, la mia mente concepiva l'evoluzione della cosa su due piani temporali diversi: nell'immediato volevo solo guardare, essere il testimone ocular del godimento di mia moglie. Solo in un futuro lontano, che allora vedevo quasi sfocato, avrei manifestato l'intenzione di prendere parte attiva all'atto anche con l'altro uomo, esplorando quella bisessualità che spingeva per uscire. Ma per Imperia, il copione era chiaro: io guardiano, lei protagonista.
Clizia era entusiasta. Sapere che avevo preso in mano la situazione, che avevo cercato e trovato un uomo per lei, l'aveva resa ancora più radiosa, felice come non l'avevo mai vista. Non vedeva l'ora. Quella fame di sesso, di novità, di carne fresca che aveva dovuto contenere nei mesi precedenti stava per trovare una valvola di sfogo totale. Ricordo il viaggio in macchina verso la Liguria, l'aria salmastra che entrava dai finestrini e la tensione erotica che si tagliava con il coltello. Parlavamo dell'incontro, definivamo i dettagli, ma più ci avvicinavamo a Imperia, più capivo che le parole non sarebbero bastate. Clizia stava cambiando pelle, trasformandosi nella preda e nella cacciatrice al tempo stesso, e io ero pronto a lasciarle le redini. Arrivammo a Imperia, prendemmo possesso del nostro alloggio e, nel giro di poche ore, arrivò il momento dell'appuntamento con il singolo. Il cuore mi batteva nel petto come un tamburo, ma non era paura. Era la vertigine dell'inizio. L'incontro avvenne nel tardo pomeriggio, in quell'ora in cui il sole della Liguria comincia a tuffarsi nel mare, colorando tutto di un'ombra calda e dorata. Quando bussammo alla porta del singolo, o meglio, quando lui aprì la porta del luogo concordato, la sensazione di irrealtà svanì per lasciare spazio a una concretezza carnale immediata. Clizia non perse un solo istante. Quello che accadde nei primi secondi mi lasciò letteralmente senza fiato, paralizzato su una sedia lì vicino, quasi come se la mia presenza fisica si fosse dissolta, cancellata dalla stanza. Non ci furono i classici convenevoli, i sorrisi imbarazzati o le chiacchiere di circostanza che normalmente precedono l'intimità tra sconosciuti. Mia moglie cancellò ogni distanza. Si diresse verso di lui con una sicurezza felina, lo guardò negli occhi per una frazione di secondo e lo limonò subito, con una passione devastante, una foga animalesca che non le avevo mai visto esprimere con me. Lo baciava infilandogli la lingua in bocca con una fame arretrata, mentre le sue mani già cercavano il corpo di lui. Io ero lì, seduto a meno di due metri, testimone invisibile eppure centrale di quella dinamica. In quel momento esatto, mentre li guardavo fondersi, realizzai una cosa fondamentale sulla mia psicologia: non provavo la minima traccia di gelosia. Non mi ponevo minimamente il problema che lei potesse scegliere quel singolo al mio posto, o che potesse preferire lui a me per il resto della vita. Non c'era insicurezza, non c'era paura dell'abbandono. C'era solo un'eccitazione pura, liquida, incandescente, che mi saliva dallo stomaco alla testa. Ero immensamente felice nel vederla desiderata, ma soprattutto nel vederla prendere ciò che voleva con quella spregiudicatezza.
E il bello doveva ancora venire. Dopo pochissimo, nemmeno il tempo di rendersi conto della situazione o di chiedermi un parere o un cenno di assenso, Clizia si era già spogliata della gonna e degli slip, gettandoli sul pavimento con un gesto rapido. Il singolo si era sdraiato sul letto, con i pantaloni abbassati e l'organo eretto, imponente, pronto. Lei ci si era fiondata sopra al naturale, senza alcuna protezione. Gli era montata sopra con una fluidità disarmante e lo cavalcava a ritmi serrati, muovendo il bacino con un'energia selvaggia, gli occhi semichiusi e la bocca aperta in un gemito costante. Io, sulla mia sedia, sentivo il sangue pulsarmi nelle tempie. Portai la mano ai pantaloni, tirai fuori il mio sesso e incominciai a toccarmi, a masturbarmi guardando quella scena incredibile. Vedere mia moglie che si concedeva in quel modo, senza barriere, senza filtri, posseduta da uno sconosciuto mentre mi ignorava deliberatamente nel calore dell'atto, era il carburante erotico più potente che avessi mai sperimentato. Clizia godeva visibilmente, ogni spinta di lui la faceva vibrare, ogni sussulto della carne era un traguardo che avevamo raggiunto insieme, nonostante io fossi solo lo spettatore. Quella sera a Imperia non fu solo un esperimento; fu la rottura definitiva della diga. Da quel momento preciso, l'argine si ruppe per sempre. Quel battesimo in Liguria scatenò in noi, e soprattutto in lei, una fame insaziabile che ci avrebbe guidato attraverso i successivi vent'anni della nostra vita. Da quel giorno del 2005 a oggi, Clizia ha conosciuto, frequentato e fatto sesso con oltre duecento uomini diversi. Sì, avete capito bene, più di duecento. Singoli arrapati, stalloni di ogni tipo, uomini incontrati sul web, nei club, nei parcheggi, nelle stanze d'albergo di mezza Italia. E la dinamica è rimasta sempre la stessa, affinandosi e radicalizzandosi nel tempo: io ho sempre sviluppato, alimentato e assecondato questo desiderio feroce, quasi ossessivo, di vederla usata da altri uomini. C'è qualcosa di profondamente ancestrale e liberatorio nel vedere la propria donna, la persona con cui condividi il mutuo, le bollette e la quotidianità, trasformarsi in un oggetto di puro piacere per sconosciuti affamati, vederla godere senza limiti con altri, sentire i loro umori fondersi, guardare i corpi che si incastrano mentre io resto nell'ombra a consumarmi di piacere visivo.
Ovviamente, una storia così lunga e intensa non è stata una linea retta e continua. Ci sono state delle pause, dei momenti in cui la giostra dello scambismo e dei singoli si è dovuta arrestare per forza maggiore. La fase più significativa di stop è stata dettata dalle gravidanze di Clizia, dai periodi in cui la vita familiare e la nascita dei figli hanno richiesto un ritorno temporaneo alla dimensione domestica e protetta. Durante quei mesi di attesa e nei primi periodi di maternità, il sesso trasgressivo è stato messo in pausa, congelato per proteggere la sacralità di quel momento. Ma anche in quei periodi di astinenza forzata dagli altri, il ricordo di ciò che avevamo vissuto e la promessa di ciò che avremmo fatto di lì a poco mantenevano vivo il nostro legame intimo. Parlavamo dei vecchi incontri, pianificavamo il futuro, e l'eccitazione non è mai svanita, anzi, si è accumulata come energia pronta a esplodere di nuovo. E infatti, non appena i bambini sono cresciuti e lo spazio per noi due è tornato a farsi ampio, siamo ripartiti con una foga ancora maggiore. Clizia è tornata in pista più calda e consapevole di prima, e io ero lì, pronto a gestire le comunicazioni, a selezionare i candidati sui nuovi canali che il web metteva a disposizione, a fare da filtro affinché la sua esperienza fosse sempre al massimo del godimento e della sicurezza. Con il passare degli anni, mentre il contatore degli uomini saliva inesorabilmente verso i cento e poi superava i duecento, anche la mia interiorità ha subìto una maturazione profonda. Quella pulsione segreta che nel 2005 era solo un'ombra latente nel mio io profondo, quel sospetto di essere bisessuale, ha trovato il modo di uscire allo scoperto. Guardando Clizia con quegli uomini, col tempo ho iniziato a desiderare non solo la visione del loro corpo che possedeva mia moglie, ma anche il contatto diretto. In un futuro che allora sembrava lontano, ma che poi è diventato presente, mi sono manifestato anche io all'interno della dinamica fisica. Ho cercato il contatto con il singolo, ho cercato di prenderlo anche io, di esplorare quel lato della mia sessualità che per troppi anni era rimasto sepolto sotto i tabù della società. E Clizia, in tutto questo, era felice. Vedere me che mi univo al gioco, che rompevo l'ultima barriera della mia timidezza per fondermi insieme a lei e all'ospite di turno, le dava una gioia immensa, una scarica di adrenalina che amplificava il suo già enorme piacere. Siamo diventati una macchina da guerra erotica, un'entità a due teste che si nutriva del piacere altrui per alimentare il proprio.
Oggi, guardandoci indietro dall'alto della nostra mezza età, non abbiamo rimpianti. Abbiamo vissuto una vita sessuale ed emotiva che la maggior parte delle persone non riesce nemmeno a sognare o a concepire nei propri pensieri più nascosti. Abbiamo superato le critiche implicite, il peso del segreto, le trasformazioni del corpo e le pause della vita familiare, restando uniti da un patto di complicità che è più forte di qualsiasi promessa matrimoniale tradizionale. La nostra non è la storia di una coppia in crisi che cerca una scialuppa di salvataggio nel sesso facile; è la storia di due persone che hanno avuto il coraggio di guardarsi dentro, di accettare le proprie asimmetrie e le proprie pulsioni più estreme, trasformando una potenziale mancanza—il mio appetito diradato e la sua fame costante—nel capolavoro della nostra vita. Quando guardo mia moglie Clizia camminare per strada, splendida nella sua maturità, io so cosa nasconde dietro quel sorriso cortese. So quanti uomini l'hanno avuta, so quanta carne ha preso, e so soprattutto che ognuno di quei duecento e passa incontri è stato un mattone invisibile che ha costruito l'edificio indistruttibile del nostro matrimonio. Siamo Giorgio e Clizia, e questa è la nostra verità, senza filtri e senza vergogna. Una verità nata per caso nel 2005 davanti a un bicchiere di vino e consacrata per sempre sui letti di tutta Italia, un uomo alla volta, sotto il mio sguardo ardente e complice.
Guardando ancora più a fondo in quella che è stata la nostra evoluzione, mi rendo conto di come la percezione del tempo e dello spazio sia cambiata per noi. Nei primi anni, ogni incontro era un evento sismico, qualcosa che ci scuoteva per giorni interi prima e dopo l'atto. Ricordo le ore passate a discutere ogni singolo dettaglio di quel primo uomo a Imperia: come si era mosso, il tono della sua voce, la consistenza della sua pelle, il modo in cui Clizia aveva risposto ai suoi stimoli. Con il tempo, l'eccezionalità ha lasciato il posto a una sorta di sublime routine della trasgressione. Non che il brivido fosse svanito, tutt'altro; ma avevamo sviluppato una tale sintonia che bastava uno sguardo tra di noi, in mezzo a una stanza affollata o durante una cena noiosa con amici ignari, per capire che era il momento di cercare carne fresca. La rete, nel frattempo, si evolveva alla velocità della luce. Dal vecchio sito della Moglie Offerta siamo passati alle chat più moderne, ai forum dedicati, alle applicazioni di geo-localizzazione. Diventava sempre più facile operare per la mia donna. Diventava sempre più rapido trasformare una fantasia pomeridiana in un incontro serale. Gestivo i profili, rispondevo ai messaggi, scremavo i millantatori e i perditempo, selezionando solo coloro che dimostravano quel misto di rispetto per la coppia e di feroce arrapamento che Clizia esigeva per dare il meglio di sé. Mi muovevo dietro le quinte come un vero e proprio manager del suo piacere, e in quel ruolo provavo un senso di potere e di appagamento che nessun'altra attività della mia vita era mai riuscita a regalarmi. Era il mio modo di amarla, il mio modo di esserci, di colmare quel vuoto che la mia natura biologica creava.
Le fasi in cui abbiamo dovuto rallentare, come dicevo, sono state necessarie ma hanno anche agito da camera di compensazione. Quando Clizia era incinta, il suo corpo cambiava, assumeva forme nuove, ancora più morbide e provocanti. Ricordo che per molti dei singoli che continuavano a scriverci, l'idea di una donna incinta era un feticcio potentissimo, un richiamo erotico irresistibile. Abbiamo ricevuto offerte e proposte incredibili in quei mesi, ma abbiamo sempre preferito tracciare una linea netta. Quello era il tempo della creazione, il tempo in cui Clizia apparteneva solo a se stessa e alla nuova vita che portava in grembo. Questa scelta, lungi dal raffreddare i nostri spiriti, ha creato un'attesa quasi insostenibile. Il desiderio accumulato in quei mesi di stop si trasformava in una pressione erotica sotterranea che rendeva le nostre discussioni notturne infuocate. Parlavamo di cosa avremmo fatto non appena il corpo di Clizia fosse tornato al 100%, di quali tipologie di uomini avremmo cercato, di come avremmo festeggiato il ritorno alla nostra vera natura. E quando quel momento finalmente arrivava, la ripartenza era sempre un'esplosione. Clizia tornava sulla scena con una consapevolezza ancora maggiore del proprio potere seduttivo, una donna matura, madre, ma fondamentalmente fiera della propria libertà sessuale. I singoli che la incontravano dopo quelle pause rimanevano sbalorditi dalla sua energia, dalla sua capacità di prendere il controllo della situazione fin dal primo istante, esattamente come aveva fatto quella prima volta a Imperia, saltando addosso all'ospite senza perdersi in chiacchiere.
Un altro aspetto fondamentale di questa nostra lunga strada è stata la graduale e inevitabile emersione della mia bisessualità. All'inizio del percorso, nel 2005, l'idea di toccare un altro uomo o di essere toccato mi sembrava qualcosa di estraneo, una linea che apparteneva a un mondo diverso dal mio. Io volevo solo essere il guardone, colui che godeva attraverso gli occhi e attraverso il godimento della propria donna. Ma il sesso, quando lo si libera dalle gabbie della morale comune, tende a espandersi, a invadere ogni spazio disponibile. Guardando decine, poi centinaia di uomini nudi nel letto con mia moglie, osservando i loro corpi tesi nello sforzo, sentendo i loro respiri affannati, qualcosa dentro di me ha cominciato a mutare. Ho iniziato a guardare quei maschi non solo come strumenti del piacere di Clizia, ma come oggetti di desiderio in sé. La transizione è stata fluida, quasi naturale. È iniziata con una carezza accennata durante l'atto, con il condividere lo stesso spazio fisico sul letto, fino a quando, in un incontro memorabile di qualche anno fa, ho deciso di fare il passo definitivo. Clizia era entusiasta di questa mia apertura. Il fatto che io non fossi più soltanto uno spettatore distaccato o un masturbatore solitario nell'angolo della stanza, ma che entrassi attivamente nella carne dell'incontro, ha aggiunto un livello di complicità e di fusione che non pensavamo possibile. Sentire le mani di un altro uomo su di me, mentre contemporaneamente possedeva mia moglie, o esplorare il corpo di un maschio arrapato sotto gli occhi eccitati di Clizia, ha chiuso il cerchio perfetto della nostra geometria di coppia. Non eravamo più due fidanzati che cercavano di risolvere un problema di frequenza sessuale; eravamo due esploratori dell'estremo che avevano abbattuto ogni singolo tabù che la società ci aveva cucito addosso fin dall'infanzia.
Oggi, quando ci guardiamo allo specchio, vediamo i segni degli anni che passano, ma nei nostri occhi c'è una luce che molte coppie della nostra età hanno spento da decenni. La mezza età ci ha portato una calma e una sicurezza incrollabili. Non abbiamo più l'ansia da prestazione dei primi anni, non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno. Sappiamo esattamente chi siamo, cosa vogliamo e come ottenerlo. Il nostro contatore degli uomini si è stabilizzato su cifre che per chiunque altro sarebbero folli, ma per noi rappresentano solo il diario di bordo di un viaggio meraviglioso. Ogni uomo che è passato sul corpo di Clizia, ogni singolo che l'ha cavalcata al naturale mentre io mi toccavo a pochi passi di distanza, ha lasciato un segno, un ricordo, un frammento di piacere che rimane custodito nella nostra memoria condivisa. Abbiamo vissuto una vita piena, densa, priva di quelle ipocrisie che spesso distruggono i matrimoni tradizionali dall'interno, trasformandoli in prigioni di silenzio e risentimento. Noi abbiamo scelto la strada della verità brutale, della condivisione totale, del piacere elevato a unica vera regola del nostro stare insieme. E se potessi tornare indietro a quel tavolino del bar, in quel lontano 2005, di fronte a quella Clizia fidanzata che mi guardava con occhi timorosi e determinati mentre mi confessava il suo desiderio, non esiterei un solo secondo. Le prenderei le mani, le sorriderei e le direi di sì, di non avere paura, perché quel viaggio che stavamo per intraprendere ci avrebbe portato all'inferno e in paradiso, ma ci avrebbe reso liberi, uniti e immensamente felici come siamo oggi, davanti a voi, fieri della nostra straordinaria, trasgressiva normalità.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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